L’autrice ricorre all’artifizio della narrazione in prima persona per raccontare una vicenda aforismatica, la storia di un mondo familiare, un viaggio indietro nel tempo, facendo leva su quei valori spirituali che tanta forza e coraggio hanno infuso a tutte quelle donne che hanno costruito propositivamente la propria esistenza.
Si tratta di una parabola umana affine a quella di molte altre donne, per le quali la vita è stata (ed in alcuni, troppi casi lo è ancora) una continua battaglia quotidiana, una battaglia vissuta con un grande desiderio di accettazione ed un profondo anelito alla realizzazione.
Contestualizzato in un’epoca in cui alle donne (rispetto agli uomini) l’impari riconoscimento di pochi diritti era sopravanzato dall’inscalfibile presenza di molteplici ed anacronistici doveri, Mara De Maio traccia un minuzioso affresco al cui interno sono i familiari più stretti a ricoprire insieme a lei il ruolo dei protagonisti.
Lavoro, aspirazioni, sacrificio, pazienza, abnegazione, senso del dovere e soprattutto un insopprimibile anelito agli affetti più puri puntellano e raffigurano attraverso le parole una narrazione vivida, asciutta e mai incline all’autocompatimento.
La risposta è in noi, sembra voler suggerire la protagonista ogniqualvolta incontra un ostacolo lungo la strada. Non c’è una formula risolutiva per tutte quelle avversità che la sorte quotidianamente pone lungo la strada di ciascuno di noi, ma soltanto il mantenimento di un’attitudine resiliente, alimentata dall’indomita speranza di un futuro debitore e foriero di quanto immotivatamente sottratto nel corso del tempo.
Enzo Nasillo