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Rivera las tre gracias hermositas

Il percorso artistico di Guillermina Rivera Hernandez è un’emanazione fedelmente univoca di ciò che lei è, ossia una donna che attraverso il sapiente utilizzo dello strumento del colore è riuscita a coniare un linguaggio espressivo visivamente globale e stilisticamente riconoscibile.

Nata a Città del Messico, Guikni Rivera (questo è il moniker con cui firma le sue tele) ha perfezionato le proprie conoscenze presso l’Accademia d’Arte di Puebla, riuscendo fin dagli esordi espositivi a palesarsi come una delle più convincenti interpreti della storia della sua terra d’origine.

Ma è stato sicuramente l’incontro con l’Italia a consentirle di costruire le solide fondamenta per quel ponte stilistico e contenutistico che la caratterizza da più di vent’anni.

La sua intera operazione pittorica, largitrice di scansioni capaci di attraversare lo spazio ed il tempo, poggia sulla forza del colore al quale l’artista conferisce l’indiscusso compito di interprete emotivo, tanto sotto i profili declinativi, quanto per ciò che attiene la concomitante distribuzione e collocazione all’interno di ogni suo ordito.

Le leggende, i miti, la religione e le tradizioni delle civiltà precolombiane (soprattutto quella azteca) si animano nelle tele dell’artista con un’attenzione particolare al ruolo della donna, enucleato come una vera e propria fonte di vita e di armonia dell’universo.

Il ruolo degli elementi di ascrizione empedoclea (acqua, aria, terra e fuoco), coniugato alla centralità degli astri (il sole e la luna soprattutto) definisce il nucleo primigenio di un’artista in costante ricerca, la quale ha fatto della sperimentazione condotta nell’alveo della tradizione un vero e proprio segno di riconoscimento.

All’evocazione delle antiche civiltà d’oltreoceano la Rivera ha saputo originalmente giuntare elementi promananti da quelle correnti novecentesche istorianti i movimenti delle grandi masse, dove il richiamo filiale ai conterranei Diego Rivera, José Clemente Orozco, David Alfaro Siqueiros, Rufino Tamayo, ed il rimando a degli ammalianti riferimenti al mondo di Frida Kahlo, elevano le sue opere al rango di vere e proprie finestre sul cosmo, depurate da ogni vincolo temporale.

Grazie ad una fervida e fertile fantasia, la sua creatività si spinge così oltre il mero utilizzo del colore, portando il gesto a dare sostanza ed esiti espressivi dal sapore per nulla scontato.

Solo così (e tenendo conto di quanto un paese come l’Italia si sia rivelato cruciale per la sua evoluzione artistica) possono essere comprese ed intese nella loro interezza comunicativa ponderosi dipinti come “Le tre Grazie”, “La Primavera” o la serie delle Maschere, fortemente impregnate della cultura italiana, non solo sotto i profili artistici, ma anche (se non soprattutto) letterari, con parallelismi romantico-mitologici che spaziano da Dante a Botticelli, da Goldoni a Foscolo.

Con la sua arte senza confini e densa di contenuti aforismatici, Guikni Rivera ha partecipato in veste di protagonista a numerose rassegne dal respiro internazionale, come “Vette d’Arte” a Sestriere presso la sede espositiva più elevata d’Europa, “BorderArt” a Gattinara nella location di Villa Paolotti, “Armonie Candelesi” presso la Sala degli Affreschi di Candelo, “Magic Art” al Lingotto di Torino nell’ambito della fiera mondiale XMas Comics, “Nel segno di Caravaggio” sempre a Torino, dove ha tenuto la Mostra Personale “Attraversando il tempo e lo spazio” concomitante la solenne celebrazione dei settecento anni dalla scomparsa di Dante Alighieri, circostanza in cui ha ricevuto da parte delle istituzioni italiane il Premio alla carriera per la sua originale e costruttiva attività in seno al mondo dell’arte.

Presenza di spicco, i suoi dipinti “Citlalicue”, “Dea terra madre universal” e “Le tre Grazie” sono stati scelti nel 2020 e nel 2022 a rappresentare l’arte del presente per il Calendario Artistico di Orizzonti Contemporanei ed Alhena Editore.