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La commissione di giuria con i vincitori

Dal 22 al 30 aprile, in concomitanza con la Fiera di Primavera, si è tenuta a Castagnole Piemonte la Rassegna “Primavera Arte”.

Organizzata dal comune piemontese ubicato fra Torino e Pinerolo e curata dall’Associazione Spazio Arte, la mostra è stata inaugurata presso il salone espositivo “L’Arca”, dove ha avuto luogo anche la cerimonia conclusiva durante la quale sono stati assegnati i riconoscimenti ai primi tre classificati che nel corso della giornata del 30 aprile si sono cimentati in una estemporanea avente per tema i luoghi caratteristici castagnolesi.

Alla presenza di Daniela Ruffino (Vicepresidente del Consiglio Regionale del Piemonte), di Angelo Cottone (Presidente dell’Associazione Spazio Arte), di Mattia Sandrone (Sindaco di Castagnole Piemonte), di Angela Paolantonio (Assessore alla Cultura), di Enzo Nasillo (critico d’arte, editore e giornalista) e di Antonella Morello (esperta di arteterapia) sono state lette le motivazioni che hanno accompagnato i riconoscimenti, unitamente ad alcune poesie scritte dai soci del sodalizio culturale.

I nominativi degli aderenti alla Rassegna sono secondo ordine alfabetico e di categoria:

Artisti: Roberto Balducci, Barbara Balestrieri, Aldo Beltramo, Daniela Boldrini, Gianni Cagnoni, Giancarlo Calesso, Mario Camoletto, Silvana Cesario, Anna Cirio, Donato De Ieso, Chiara Faccin, Fiorenzo Faccin, Mary Falanga, Elisabetta Feltrin, Maria Nicoletta Ferrari, Maria Grazia Fiore, Michela Fischetti, Mario Folongo, Lucia Galvagno, Monica Gambiano, Claudio Grossi, Monica Grossi, Vincenza Ierardi, Francesco Italiano, Rocco Iudici, Erika Lacriola, Katya Marchese, Marta Marocco, Angerlo Moncada, Michela Musone, Renzo Musso, Aurelio Nigro, Mario Oddone, Benito Palanza, Angela Pansini, Gianni Poma, Cristina Pomba, Roberta Ragusa, Lella Raimondi, Angelo Rainieri, Michele Rignanese, Marcella Rossignoli, Rudi Sesti, Vittorio Sodo, Dino Sofi, Federica Tealdi, Antonietta Valenti, Nanni Zangla, Giusy Zuccarello.

Fotografi: Alberto Nidola, Cristina Ragusa, Piera Elisa Ragusa, Giovanni Villa.

Poeti: Caterina Abbate, Giovanni Cianchetti, Francesca Privitera, Giuseppina Ranalli, Marco Veneziano.

Partecipanti all’estemporanea: Roberto Balducci, Barbara Balestrieri, Mario Camoletto, Chiara Faccin, Fiorenzo Faccin, Mary Falanga, Maria Nicoletta Ferrari, Maria Grazia Fiore, Michela Fischetti, Lucia Galvagno, Claudio Grossi, Vincenza Ierardi, Francesco Italiano, Marta Marocco, Michela Musone, Renzo Musso, Aurelio Nigro, Mario Oddone, Angela Pansini, Gianni Poma, Piera Elisa Ragusa, Antonietta Valenti.

  • Umberto Boccioni - L'antigrazioso

    Con l’anteprima per i critici e la stampa tenutasi il 1° marzo, ha preso il via la mostra “Dal Futurismo al ritorno all’ordine”, ospitata presso la prestigiosa sede del Museo Accorsi-Ometto di via Po, 55 a Torino.

    Curata da Nicoletta Colombo e organizzata in collaborazione con lo Studio Berman di Giuliana Godio, la rassegna affronta e indaga, per la prima volta in una visione complessiva, la pittura italiana del decennio cruciale tra gli anni Dieci e Venti del Novecento.

    L’esposizione annovera 72 opere, di provenienza museale e da importanti collezioni private: essa ripercorre il clima culturale italiano che segna la nascita dell’arte moderna ed esamina le nuove tendenze artistiche del decennio 1910-1920, dando seguito all’indagine sui fenomeni pittorici italiani del secolo XX, inaugurata dal museo con la passata kermesse dedicata al “Divisionismo tra Torino e Milano. Da Segantini a Balla”.

    La mostra prende idealmente l’avvio dal 1910 (anno emblematico, segnato dall’uscita del Manifesto dei pittori futuristi il 20 febbraio a Parigi e del Manifesto tecnico della pittura futurista), con opere degli autori del Futurismo storico: Filippo Tommaso Marinetti, Umberto Boccioni (“Case in costruzione” 1910, “L’antigrazioso” 1912-13), Giacomo Balla (“Figure+Paesaggio” 1914 e “Linee forza di un paesaggio+Giardino” 1918), Carlo Carrà (“Guerra navale sull’Adriatico” 1914-1915 e “Lacerba e bottiglia” 1914), Gino Severini (“Natura morta” 1918), Luigi Russolo (“Chioma. I capelli di Tina” 1910-1911), Fortunato Depero (“Paesaggio guerresco. Esplosioni giallo e nero e tricolori” 1916), Primo Conti (“Interno di osteria” 1917). Sono rappresentati anche gli esponenti dell’eterodossia futurista e gli indipendenti del Movimento, da Enrico Prampolini (“Danzatrice” 1916) a Mario Sironi (“Il borghese” 1916), Achille Funi (“Autoritratto” 1913), Leonardo Dudreville (“Eroismo, tragedia, follia, ossessione, asfissia” 1914), Antonio Sant’Elia (“Studio per edificio” 1913-1914), Adriana Bisi Fabbri e Gerardo Dottori. La sezione futurista include la presenza di due fuoriusciti dalle fila del sodalizio, Romolo Romani, precursore delle tendenze astrattive, con due opere anticipatrici della poetica boccioniana (“Ritratto di Giosue Carducci” 1906 e “Ritratto d’uomo” 1908) e Aroldo Bonzagni, testimone di un espressionismo di intonazione sociale, qui rappresentato dallo storico dipinto dal titolo “Il tram di Monza” del 1916.

    Il percorso prosegue con la seconda sezione dedicata ai simbolismi che registrano una persistenza stilistica dal decennio precedente, ora rinnovati in chiave espressionista, di intonazione popolare. La sezione illustra inoltre i secessionismi che coinvolgono i linguaggi artistici giovanili italiani, segnali di un’avanguardia moderata che guardava all’arte coeva d’oltralpe: dai testimoni di Ca’ Pesaro ai partecipanti alle Secessioni romane, agli animatori della Secessioni bolognesi, fino ai movimenti giovanili napoletani degli anni a ridosso della Grande Guerra. Accanto alle opere di Alberto Martini e di Lorenzo Viani, voci rispettivamente di un simbolismo e di un espressionismo maturato a contatto con la cultura europea, trovano spazio i linguaggi secessionisti e primitivisti di Felice Casorati (“Marionette” 1914), Tullio Garbari (“Intellettuali al caffè” 1916 e “La madre” 1916), Umberto Moggioli (“Primavera a Mazzorbo” 1912), Guido Trentini (“Le perle del lago” 1914 e “La pianta rossa” 1915), Gino Rossi (“Fiori e foglie” 1913), Ubaldo Oppi, Galileo Chini, Cipriano Efisio Oppo (“Ritratto di Rosso di San Secondo” 1913), Ferruccio Ferrazzi (“Le due madri” 1913), Enrico Lionne, Carlo Corsi, Garzia Fioresi.

    Un altro significativo segmento della rassegna è dedicato al primitivismo, tendenza volta al recupero del primordio, inteso come azzeramento delle stratificazioni culturali per ritrovare la semplicità e il candore di espressioni popolari, ingenue, ispirate anche ai trecentisti e quattrocentisti italiani, Giotto e Paolo Uccello innanzi a tutti. In rappresentanza del clima primitivista, suggestionato dall’opera di Rousseau il Doganiere e di André Derain, autori al tempo celebrati, si articolano le presenze dei dipinti di Carrà, Garbari, Gigiotti Zanini, Pompeo Borra, Alberto Salietti.

    Il periodo segnato dalla Grande Guerra (1914-1918) dava corpo con maggiore incisività alla crisi delle avanguardie e tracciava il cammino verso il recupero delle forme e del cosiddetto Ritorno all’ordine, fenomeno di portata europea, qui illustrato nella terza e ultima sezione della rassegna. La Metafisica, “l’altra faccia della modernità”, che perseguiva in comune con le avanguardie la rivoluzione dei contenuti, ma non quella delle forme, è illustrata in mostra da opere di Giorgio de Chirico (“Composizione con biscotti e mostrine” 1916), di Carlo Carrà (“Le due sorelle” 1917), Filippo de Pisis (“Natura morta” 1920), accostate a saggi della metafisica eterodossa, rappresentata da Mario Sironi e Achille Funi, per approdare alla poetica di “Valori Plastici”, che dal 1918 diffondeva il principio della supremazia culturale e artistica italiana.

    Nel 1919, con la fine di secessionismi, simbolismi e primitivismi, si avviava una tendenza corale al recupero della classicità in ottica moderna, svolta cioè secondo stili e linguaggi aggiornati, rappresentati da saggi pittorici di Casorati (“Le maschere” 1921), Soffici (“Mele e calice di vino” 1919 e “Pera e bicchiere di vino” 1920), Sironi (“Macchina e tram” 1919), Rosai (“Donne alla fonte” 1922), de Chirico (“Cocomeri e corazza” 1922), Severini (“Studio per maternità” 1920), Funi (“La sorella Margherita con brocca di coccio” 1920), Guidi (“Figura di donna” 1919), De Grada (“San Gimignano visto da sud” 1922), caratterizzati dai principi di sintesi, costruzione e plasticità, e incamminati con differenti declinazioni verso la successiva temperie del Novecento italiano degli anni Venti.

    Dal 2 marzo al 18 giugno 2017

    Museo di Arti Decorative Accorsi–Ometto

    Via Po 55, Torino

    Orari: da martedì a venerdì: 10–13; 14–18

    Sabato, domenica e festivi: 10–13; 14–19

    Lunedì chiuso.

    Costi biglietto: intero € 8,00; ridotto € 6,00

    Con Abbonamento Musei gratuito

    Mostra con visita guidata:

    da martedì a venerdì ore 11.00 e 17.00

    sabato, domenica e festivi anche ore 18.00:

    intero € 12,00; ridotto € 10,00

    Con abbonamento musei: € 4,00

    www.fondazioneaccorsi-ometto.it

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