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La locandina dell'evento

La Sezione Arti Visive del CRAL Regione Piemonte organizza la Mostra IL COLORE BIANCO, in collaborazione con il FabLab Pavone di Torino.

La rassegna inaugura una serie di esposizioni artistiche dedicate al tema del colore. Saranno esposte opere di pittura, di scultura e di fotografia, realizzate da artisti dipendenti regionali e non.

La mostra collettiva ha come protagonista il "bianco", il colore, nelle sue varie forme e manifestazioni.

“Si fa presto a dire bianco, c’è quello raffinato e quello dozzinale, ogni sfumatura ha un suo carattere proprio” (Haruki Murakami).

L’esposizione si terrà presso la sede del FabLab Pavone, in via Bellezia, 19 a Torino, dal 22 ottobre al 13 novembre, con orario di apertura dal lunedì al venerdì 14-19, sabato e domenica 10-19.

Espongono: Alemanno Natalia, Averono Liliana, Baldassi Adriana, Bassanino Monica, Benci Giorgio, Benedetti Giulio, Bertaglia Luciana, Bilucaglia Sergio, Bonagura Silvana, Carletti Enrico, Castiglioni Franco, Cortese Cristina, Dalla Pia Casa Gianna, De Stefano Michele, Fischetti Michela, Gavinelli Gianfranco, Lanfranchini Anna Virginia, Lucà Stefania, Magario Donata, Manis Marisa, Mazzotti Armida, Miraudo Graziella, Pastorino Luisella, Pautasso Marina, Pizzetti Nicoletta, Putignano Amelia, Santopietro Giulia, Scaggion Doris, Scollo Mario Claudio, Sismondo Maria Antonietta, Tedeschi Andreè Chantal, Triglia Carmela, Trotta Rodolfo, Uljanic Giusy, Viapiano Umberto, Veremejenko Tatiana, Zucca Loredana.

L’allestimento è curato dalla stessa Sezione Arti Visive.

Per informazioni:

Stefania Lucà, Responsabile Sezione Arti Visive CRAL Regione Piemonte - 011.432.5569 - This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it.www.artivisivecralrp.it

Christo - The Floating Piers

Negli ultimi 150 anni il mondo dell’arte ha saputo e dovuto reinterpretare la propria ragion d’essere, mutando la sua funzione originaria, che da prettamente ripropositiva si è trasformata in reinterpretazione dell’universo interiore oltre che di quello circostante.

Molto spesso i suoi attori si sono trovati in conflitto con la società loro contemporanea a causa di incomprensioni o di pregiudizi, anche perché sovente essi si sono posti intelligentemente in anticipo su tempi, non limitandosi solo a raccontarli ma ad antevederli.

In mezzo a tutto ciò talune “provocazioni” (parola coniata dalla critica, la quale ha sempre un termine per tutto) hanno disorientato il pubblico, non solo quello di strada, ma anche quanti fanno parte della schiera dei sedicenti addetti ai lavori, i quali, se per i tagli di Lucio Fontana, le iute combuste di Alberto Burri o il drip painting di Jackson Pollock hanno saputo produrre delle motivazioni complessivamente convincenti, per le scatolette di Piero Manzoni hanno incontrato qualche difficoltà in più, visto che a tutt’oggi non è chiaro se esse contengano quella che al momento della loro presentazione venne definita “merda d’artista”.

La ricerca spasmodica di eclatanza e soprattutto di visibilità (vero e proprio totem dei giorni nostri) ha indotto i performer del XXI secolo a concepire e a proporre pensate che di provocatorio hanno ben poco e che sollevano motivati dubbi sotto il profilo artistico: si va dall’impacchettamento dei monumenti alla copertura del fiume Arkansas nello Stato del Colorado, combattuta dalle autorità statunitensi a causa di un impatto ambientale più che discutibile e per via dell’ostilità delle popolazioni pellirossa che si vedono invase addirittura all’interno delle riserve in cui sono state confinate.

In Italia invece, la trovata di Christo di posizionare (anzi, di far posizionare) The Floating Piers, cioè passerelle arancioni galleggianti, dal 18 giugno al 3 luglio fra le sponde del Lago d’Iseo, è stata accolta con curiosità da parte del pubblico (si parla di 100.000 camminatori sulle acque nei primi due giorni), anche se sarebbe interessante sapere quanti di coloro che si sono sottoposti a code interminabili per una passeggiata particolare abbiano in vita loro visitato una mostra o acquistato un’opera di un artista contemporaneo.

Corretta è stata la considerazione di Vittorio Sgarbi, il quale, intervistato al proposito, ne ha contestato l’utilità, definendola un’occasione persa, ricordando come i borghi attorno al lago, tagliati fuori dall’iniziativa, fossero ricchi di monumenti e di opere d’arte dei secoli passati, ma completamente sconosciuti, quando non addirittura lasciati in una condizione di penoso abbandono.

Avrebbe potuto essere un interessante ponte –ideale e materiale– fra presente e passato, fra arte globale e storia del territorio, un’infrastruttura temporanea in grado di portare i suoi utilizzatori alla scoperta del bello nascosto.

Ma la cosa in fin dei conti non stupisce più di tanto, se in questi giorni una lunghissima fila di persone staziona davanti al Guggenheim Museum di New York, in attesa di salire al quinto piano dell’edificio per poter espletare i propri bisogni fisiologici nel WC d’oro installato (anzi, fatto istallare) da Maurizio Cattelan.

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