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Gaetano Previati - Gregge all'alba

Nella storia dell’arte, una corrente, un movimento stilistico, una Scuola di ricerca ha sempre subìto gli influssi dei predecessori per gettare poi il seme creativo su coloro che sarebbero venuti dopo. Così è stato per il Divisionismo, il quale prendeva forma nella seconda metà degli anni Ottanta del XIX secolo traendo linfa dal di poco precedente sodalizio dei Macchiaioli.

Al termine della sua parabola (giunta a compimento negli anni Venti del Novecento) il Divisionismo aveva già fortemente influenzato con gli stilemi attinenti la luce e il movimento un’altra pattuglia di pittori italiani: quella dei futuristi.

Il debutto ufficiale viene fatto risalire alla Prima Triennale di Milano nel 1891, collocandosi autonomamente fra le tendenze figurative europee a cavallo fra Ottocento e Novecento. Lo studio dell’incidenza della luce ed il ricorso ai colori stesi in tessiture a puntini e filamenti, erano gli elementi contrassegnavano la “pittura divisa”.

Con incontri e convegni previsti nel corso della sua durata, la Mostra intitolata “Divisionismo tra Torino e Milano” inaugurata il 16 settembre (dopo l’anteprima per la stampa avvenuta il giorno precedente) e visitabile fino al 10 gennaio 2016, offre al pubblico la visione di 46 opere eseguite dai più rappresentativi esponenti della corrente: Giovanni Segantini, Giuseppe Pellizza da Volpedo, Angelo Morbelli, Gaetano Previati, Vittore Grubicy de Dragon, Emilio Longoni, Matteo Olivero, Carlo Fornara, Giovanni Sottocornola, Cesare Maggi, Achille Tominetti, Andrea Tavernier, Giovanni Battista Ciolina, Giuseppe Cominetti, Angelo Barabino, tutti legati per nascita o per formazione alla storia artistica piemontese e lombarda del tempo.

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