Questo sito raccoglie dati statistici anonimi sulla navigazione, mediante cookie installati da terze parti autorizzate, rispettando la privacy dei tuoi dati personali e secondo le norme previste dalla legge. Per continuare a navigare su questo sito clicca sul link Continua

Androne ritratto da Simonetta Secci

La produzione lirica di Paolo Andreone, fin dal titolo “Attendere chiare notti”, è permeata da contrasti che sottendono una ricerca gnoseologica mai paga, anzi, in continuo progresso fino a scontrarsi con realtà apparentemente antinomiche, come appunto le chiare notti. Antitesi soltanto apparenti che tentano di ricomporsi in un superiore ordine sotto l’azione demiurgica del poeta, i cui versi, a fronte di una realtà spesso arida e difficilmente pronta a disvelarsi, ne registrano sentenziosamente il dato, senza con ciò rinunziare ad un’indagine metafisica. La lezione novecentesca di autori come Montale, Sbarbaro, Campana, rassegnati ad uno scacco esistenziale su cui grava l’impossibilità di attingere ad una realtà superiore vicina all’auscultamento, ma alfine mai perseguita, pare assimilata. Tuttavia, l’esito non sfocia in un atteggiamento rinunciatario, bensì di fiducia corroborata dall’amore, unica forza capace, nella sua essenza primigenia, di sostenere pesi della vita altrimenti grevi. E anche laddove il poeta pare abbandonarsi a momenti di rassegnazione, in realtà si tratta di rovesciare il polo negativo in positivo, scoprendo che anche la rinuncia è affermazione della volontà di non cedere a lusinghe troppo spesso dominatrici delle umane vite. D’altra parte Gozzano, nel sentenziare “socchiusi gli occhi sto supino nel trifoglio, e vedo un quadrifoglio che non raccoglierò”, aveva suggellato una filosofia di vita, che, pur se diluita rispetto all’esempio schopenhaueriano, è decisa ad affermare la propria estraneità alle attrattive della vita per non caderne vittima. L’unico modo per evitare tale scacco esistenziale, secondo Andreone, è il ricupero di una dimensione fanciullesca, che, sebbene adombrata dal peso talora opprimente della civiltà, in fin dei conti alberga in ognuno e può consentire di osservare le cose in maniera spontanea, quasi “primitiva”, insomma aliena da costrizioni e condizionamenti della società. La sua poetica, pertanto, ben si concilia col proposito di recuperare quella dimensione ingenua e fanciulla, in quanto fa della semplicità la cifra specifica compositiva: anche in questo caso una semplicità solo apparente, la quale in realtà dissimula simmetrie e finezze espressive, segno di una capacità poetica ben maturata, in ossequio al precetto latino secondo cui la vera arte è...celare l’arte.

LiaCopertina

All’interno del panorama editoriale, nell’ambito della narrativa, merita debita attenzione “Dentro di…”, opera prima di Vincenzo Lia.

Il volume racconta una vicenda, anzi più di una, la quale si dipana lungo le coordinate del presente.

Con uno stile lessicalmente fluente, ma al tempo stesso puntuale e rigoroso, l’autore tratteggia lo svolgersi della vita dei protagonisti attraverso il lasso temporale di poco meno di un anno.

Ciò che primariamente si manifesta accattivante per il lettore sono le situazioni, tanto quelle pratiche inerenti la quotidianità, quanto gli aspetti forti e profondi, quasi unici, e di conseguenza umanamente travolgenti.

Dal mondo della palestra al consolidarsi di nuove amicizie in età non più adolescenziale, dal rapporto con i familiari a quello con gli animali domestici, dallo sbocciare di un amore inaspettato al dovere fare i conti con il passato, chiunque può trovare la propria componente di immedesimazione.

Se sotto certi profili il taglio della storia può portare alla memoria in ambito letterario le opere di Liala o di Lalla Romano, la delicata forza di questa vicenda e dei personaggi che la animano risiede proprio nella prospettiva maschile con cui il libro ha preso vita.

Calato nella contemporaneità del nostro presente, ambientato in una città mai nominata ma che molto ricorda Torino, l’incontro dei protagonisti è contrappuntato dall’agire parallelo di coloro che gravitano attorno alla loro sfera esistenziale, dai colleghi agli amici, fino alla famiglia.

È soprattutto nelle interazioni accadenti nell’ambito di quest’ultima che Vincenzo Lia, rivelando una particolare perspicacia, riesce ad infondere la forza maggiore, attento a non cadere negli stereotipi e preferendo portare in rilievo come i rapporti parentali siano destinati a trasformarsi con lo scorrere del tempo, l’avanzare dell’età ed i mutamenti umani che gli accadimenti della vita provocano.

L’esistenza come alter ego dell’assenza, la scoperta dell’amore inaspettato come ricompensa delle delusioni pregresse conferiscono al romanzo una struttura contenutistica dicotomica la quale, con il progredire nella lettura delle sue pagine e la dimestichezza che il lettore instaura con i protagonisti, determina un crescendo che conduce in maniera via via più rapida e coinvolgente a voler conoscere come la storia si concluderà.

Orizzonti Contemporanei è un'associazione senza scopo di lucro che ha come finalità la promozione della creatività sotto le sue diverse forme. Sostiene e supporta la cultura intesa come patrimonio umano condiviso e la diffonde attraverso la comunicazione,
tanto per mezzo della carta stampata, quanto veicolandola tramite la rete.

Arte

Cultura

Rubriche