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Salì sul treno con affanno, un po' oppressa dal peso delle due valigie di tela verde, già un po' fuori moda. Si fermò un attimo nell'antivagone, pensierosa, poi, lasciando i bagagli, ridiscese e si allontanò di alcuni passi per vedere se fosse salita sulla carrozza giusta: sì, seconda classe. Ritornò su, riprese le valigie e si avviò agli scomparti. Sembrava fosse già tutto occupato. Nel primo una donna robusta con un signore anziano, tre bimbi in tenera età, una ragazza timidamente sprofondata in un libro di matematica. Nel secondo un militare, due donne anziane, un giovane sacerdote. Nel terzo due uomini d'affari, un altro militare e una coppia di giovani sposi.

Si affacciò al quarto, convinta di trovare anche questo al completo, ma lo trovò incredibilmente vuoto.

Soddisfatta, con un sospiro di sollievo, entrò decisa e, non senza fatica, sollevò le valigie fino alla reticella sopra il sedile accanto al finestrino e finalmente, con un secondo profondissimo sospiro, si sedette. Mentre la sua mano tastava la corsettina a tracolla contenente tutti i suoi averi, lasciò andare lo sguardo al di fuori. Era un via vai continuo di gente, seria e affannata, preoccupata di salire sul suo stesso treno o in attesa del prossimo, il facchino con il suo carretto carico di valigie, il giornalaio, l'uomo dei panini...

«È vero - pensò - non mi sono presa neanche un panino... Non importa. Da qui a Roma, avrò tempo di fare rifornimento... Un giornale, ecco, un giornale è meglio che lo prenda subito…!».

Chiamò il giornalaio e, allungando il braccio, si fece dare due riviste. Mentre stava per ritirarsi, incrociò lo sguardo di un uomo sui cinquant'anni, elegante, alto, incredibilmente bello, un po' demodé, lui, così giovane, con un cappello in testa stile anni Quaranta.

«Bel tipo!» - pensò Lara.

Poi tornò a sedersi, aprendo la rivista appena comprata.

Dopo pochi minuti, quando il treno stava incominciando lentamente a muoversi, una voce calda, maschia, la fece sussultare.

«Posso?"-

Incredibile. Il tipo interessante era lì, in mezzo alla porta, con un sorriso largo e dolcissimo aperto su una chiostra di denti bianchissimi.

- Prego!».

Lara non capì perché, ma si senti un pochino a disagio.

«È troppo bello! Sarà forse il mio giorno fortunato? Il giorno in cui anch'io troverò finalmente il mio tipo, l'uomo della mia vita?».

La voce di lui, intanto, sembrava musica alle sue orecchie.

«Mi pareva quasi impossibile trovare uno scompartimento quasi vuoto. Ho attraversato quasi tutti i vagoni e mai più avrei sperato di trovare un posto a sedere e per di più con una donna stupenda come lei... Permette? Umberto Bianchi...».

Lara non si riconosceva più. Le tremavano mani e gambe e la voce le si era affievolita. «Lara... Lara Cuniberti».

«Molto lieto. Faremo senz'altro un bel viaggio. Credo che ci affiateremo subito. Lei è una ragazza giovane e stupenda, molto più giovane di me... anzi, perché non facciamo come i ragazzi di oggi... diamoci del tu! Ok?».

La ragazza arrossì. Le avevano sempre detto che i suoi quarant'anni erano ben portati, ma non pensava fino a quel punto. Ne fu perciò lusingata e con orgoglio alzò la fronte e sorridendo: «Ok!» rispose.

Con noncuranza prese riviste e borsetta e le depose sul sedile di fronte a lei, mentre il favoloso Umberto, deposti cappello e valigia sulla retina sovrastante, prese posto al suo fianco, deponendo invece la ventiquattrore sul sedile di fonte a lui.

«Così, se qualcuno si affaccia, potremo dire che i posti sono occupati» - commentò strizzando l'occhio.

Il treno aveva preso via via velocità e stava ormai viaggiando tra campi e colline. Era partito da Milano in perfetto orario ed essendo un espresso avrebbe raggiunto Roma in poche ore.

Umberto incominciò a parlare del suo lavoro di rappresentante, stimato e apprezzato dalla ditta per cui lavorava, dei genitori in America e del suo vivere trascorso quasi sempre tra un hotel e l'altro.

«Non sei sposato?» - chiese con coraggio Lara ad un certo punto.

«No, non ci ho mai pensato! Sono ancora giovane e il lavoro mi ha sempre tenuto impegnato... però (disse guardandola stranamente negli occhi) penso che sia giunta l'ora di pensarci».

Continuarono per un bel pezzo a parlare fitto fitto, ora l'uno, ora l'altra e la donna si sentiva conquistata da quel tipo affascinante e convincente.

«Se vai a Roma da tua zia mi puoi dare subito il suo recapito, così avrò modo di chiamarti al più presto...».

«Certo - rispose Lara - vedi, ho qui il suo numero telefonico. Ora te lo segno».

Così dicendo, prese un foglietto e una biro dalla borsetta e scrisse velocemente il numero richiesto.

«Sei molto carina, sai! Ti muovi con un garbo incredibile e gesti molto femminili...». Le accarezzò delicatamente una guancia. Lara arrossì e con un certo batticuore ricordò (avendo fatto più volte quello stesso percorso) che si stavano approssimando alla lunga galleria che precedeva la prima fermata del treno.

Umberto, con delicatezza, le cinse con il braccio le spalle, attirandola a sé lentamente, dolcemente...

Lara si sentì perdere in un mare di miele, le parve di essere avvolta da una nuvola profumata di rose, di garofani, misto al lieve ronzio delle api...

Il treno frenò. Un ultimo scossone e la ragazza di colpo si riprese...

«Umberto... dove sei?».

Si guardò attorno, sconcertata, incerta...

«Come...? Cosa…? Ho sognato, non è vero niente? Non è possibile!».

Il suo sguardo corse rapido all'interno di tutto lo scompartimento, cercando qualcuno o qualcosa che le confermasse di non aver sognato e con un colpo al cuore vide sulla retina in alto il cappello anni Quaranta.

«Sarà in bagno... No! La valigia e la ventiquattrore non ci sono più».

Si passò ripetutamente la mano sulla fronte, come per togliere un cerchio inesistente e poi, adagio, si piegò a raccogliere una piccola bomboletta a terra, accanto alle riviste, sotto al sedile.

«Cos'è questa? Non l'avevo vista prima…».

La girò e rigirò, ma era anonima, senza etichetta. Provò timidamente a spruzzare, girata verso il finestrino e il piccolo getto che ne uscì la fece un po' vacillare, emanando quel profumo di rose e di garofani e il leggero ronzio delle api. Restò ferma, allibita e poi in un lampo di lucidità, volse lo sguardo al sedile di fronte al suo.

«La mia borsetta... aiuto... mi hanno derubata! I miei soldi!».

Si affacciò di colpo al finestrino con gli occhi colmi di lacrime e le mani contratte sulla bomboletta.

«Signori in carrozza! Si parte!». La voce del capostazione giungeva imperiosa e fredda.

«Scusi, signora, sono liberi questi posti? Possiamo?».

Si voltò angosciata, distrutta per la delusione e il dispiacere, guardando l'anziano sacerdote che, con un sorriso gentile, teneva la mano sulle spalle del ragazzino carico di borse.

«Possiamo?» - ripeté.

Lara annuì con un nodo in gola e mentre il treno riprendeva lentamente la sua corsa, si lasciò scivolare sul sedile, rinunciando a farlo fermare per cercare un ladro scaltro e gentleman che mentre le rubava una borsetta preziosa, portava con sé anche un pezzetto di cuore di una quarantenne ingenua e romantica.

 

Il racconto “Amore a prima vista” ha vinto il Premio "Alhena" 2016

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